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Novità in libreria

QUATTRO SFIGATI E UNA SEICENTO
In viaggio verso il nord

“Mi viene in mente una sala riunioni, la gente è pigiata, alla lavagna c’è un tizio, l’aspetto è quello di un hippy in trasferta, nella realtà è un guru di Harvard.”

“Il buio se ne sta andando, il cortile è in penombra, la Seicento ferma davanti al porticato, l’abbiamo caricata ieri sera. Abbiamo legato tutto per bene, le valigie, la tenda, la cassetta con gli arnesi per far da mangiare.”

“Resta immobile, mostra alla platea la schiena robusta, ammira la sua opera. Forse è soddisfatto perché si gira, appoggia le mani bianche di gesso sul tavolo, trapassa con lo sguardo i volti che lo stanno fissando, sembra intenzionato ad argomentare. Invece apre le braccia: a vederlo parrebbe un profeta della Bibbia nell’atto di enunciare una profezia, gli manca solo il bastone uncinato, e con voce possente rivela: – The information, any kind of information will be produced everywhere and for anyone.”

“Abbiamo rischiato di dover tornare prima.
– Avevo portato anche il fon – si lamenta Pieron.
– Torniamo a casa – dice cupo Roberto sedendosi sulla panchina.
– Il maglione blu, quasi nuovo, i blue jeans bianchi estivi, fighi.
– Ragazzi. – Ci voltiamo e vediamo Arturo venir giù dalla via, corre.
– Guardate cosa ho trovato in strada vicino al parapetto della Senna.
– Cinque franchi? Hai trovato cinque franchi, ma ti hanno fregato la valigia.
Lui non sembra prenderla male.
– Avevo dentro poca roba, calzini, mutande, fa niente, e voi?”

La voglia di cambiare e il carattere votato alla protesta hanno da sempre caratterizzato la personalità di Marco. Lo rivelano le istantanee del quotidiano che si susseguono raccontando la sua vita: ha dovuto frequentare una scuola che non gli piace, un ambiente di lavoro che lo umilia, sottostare alla certezza di un domani senza prospettive, abbandonare i sogni, gli amori giovanili. Anche la musica non gli basta più. Inatteso, un incontro, Luigi, il primo dei tanti maestri che da quel momento segneranno il suo divenire. Il ritorno allo studio, i nuovi amici, l’impegno degli anni della ribellione, il viaggio verso quel nord tanto sognato ascoltando gli amati vinili. Ancora una volta sarà un nuovo incontro, una nuova scoperta a cambiargli la vita. Il calcolatore, il suo potere, la sua immensa memoria lo fa sentire libero,in grado di fare tutto, inventare tutto.

Quattro sfigati e una Seicento
è disponibile in queste librerie
C a m i l l o    R i g a m o n t i

BIOGRAFIA

Camillo Rigamonti vive a Milano. Dai primi anni Settanta ha lavorato nei laboratori di ricerca e sviluppo di una società leader nel mercato IT a livello mondiale. In questi anni si è divertito parecchio progettando i primi pionieristici sistemi operativi, le reti di interconnessione tra elaboratori, lavorando in casette di legno immerse nel verde in un silenzio da chiostro benedettino. Dagli inizi degli anni duemila è libero professionista. Dall’archivio dei racconti del suo sito si possono leggere le raccolte aggiornate Abbozzi del tempo e Pagine Sparse.

Nel 2020 ha pubblicato Scarpe nuove spaiate, il suo romanzo di esordio. Nel nuovo romanzo, Quattro sfigati e una Seicento, le vicende dei molti personaggi si intersecano con gli eventi storico-sociali degli anni Sessanta-Settanta, fino a fondersi con essi.

Lo sai vero, che esisto solo quando tu mi leggi
Nel 2020, con “Scarpe nuove spaiate”, il debutto di Camillo Rigamonti, scrittore nato e cresciuto a Cazzano

Besana, anni '50: qui prende vita "Scarpe nuove spaiate”

di Federica Signorini

“Scarpe nuove spaiate”, romanzo d'esordio di Camillo Rigamonti, prova a raccontare una storia attraverso gli occhi di un bambino, senza cadere nella celebrazione del passato nè fermandosi a semplici memories, restituendo uno spaccato sulla Besana degli anni Cinquanta. Cresciuto in un cortile di Cazzano, l'autore attinge dall'immaginario del dopoguerra brianzolo per far vivere i suoi personaggi, sì fittizi «ma ovviamente ispirati dal vissuto della mia infanzia».

La realtà del paese «attraversava il passaggio epocale dalla vita contadina a quella operaia, con tantissimi pendolari che si muo vevano con il “Besanino”. Si abbozzava anche un graduale cambiamento nel modo di parlare, con l'avvicinamento all'italiano a partire dal dialetto. Nell'esperienza di un bambino, tutto ciò sì intrecciava con il transito dalla vita in famiglia al confronto con l'ambiente scolastico». Elemento, questo, che giustifica il titolo del libro perché “Con l'inizio della scuola. ognuno di noi ha cominciato a tracciare la sua strada, sono tutti percorsi spaiati”, si legge in un passaggio del romanzo. La strada imboccata dall'autore, e dal suv protagonista Marco, lo ha portato verso la città. «La dicotomia tra città e il paese, tra Milano e la Brianza, emerge inevitabilmente - dice Rigamonti -. Ho lasciato Besana prima con la testa che con un trasloco. Il mio personaggio appartiene a entrambi i mondi, ma forse non sta bene in nessuno dei due», E allora, in un viaggio immaginario e nostalgico alle radici della propria identità, Marco ormai adulto si immagina di viaggiare a bordo del Besanino per lasciare il cemento urbano e addentrarsi via via nel verde dei campi. Fermata Besana, per ritrovare nei luoghi natii non più borghi vivaci e ricche ville curate, ma cortili e piazze vuote, e «una schiera di giardini abbandonati. L'irrequieto ritorno alle radici, secondo lo schema dei romanzi di formazione, è anche l'acquisizione di una consapevolezza, ossia che «tutte le persone passate dall'infanzia del protagonista hanno segnato, nel bene e nel male, il resto della sua vita. E che i valori della Brianza, il sacrificio e l'onestà, restano ancora oggi. Nonostante tutti i cambiamenti».

Dopo “Scarpe nuove spaiate”, Rigamonti ha già in cantiere unsecondo romanzo che sarà in libreria a inizio 2021. «Qui racconterò la fase del passaggio dal paese alla città, ma anche dei primi sviluppi della tecnologia». In progetto c'è anche una terza opera. «Amo la scrittura, cui mi sono avvicinato stendendo racconti e memorie solo qualche anno fa. Ritengo però di averla sempre esercitata dato che programmare sul computer, lavoro che ha occupato tanta parte della mia professione, é una forma di scrittura».

Sabato 1° agosto 2020 - Il Cittadino di Monza e Brianza

L'autore attinge dall'immaginario del dopoguerra brianzolo per far vivere i suoi personaggi, sì fittizi «ma ovviamente ispirati dal vissuto della mia infanzia».
Viaggio nel paese dei giardini abbandonati

SCARPE NUOVE SPAIATE

La grande città, o piccola metropoli che sia, occupa il principio della pianura nella quale si estende, invadendola a macchia con forme irregolari, ghermendone gli spazi dappertutto, mentre vi si adagia senza pudore. Attenua queste sue conquiste solo quando la superficie si dilata a dismisura per confondersi con realtà che le impongono confini solo apparenti, sovente invisibili, mai evidenti. L’insieme che il campo visivo coglie è un orizzonte ampio e tondo, dipinto, a sud, da una riga bassa, piatta e uniforme, mentre a nord emerge una corona di triangoli frastagliati che si elevano difformi e irregolari. Nella bella stagione, queste massicce figure paiono di un caldo grigio-blu-scuro per divenire variamente spruzzate come da farina nei mesi di mezzo e poi tutte imbiancate in quelli più freddi.

Non aveva fretta, in quel luogo sapeva che non si poteva avere fretta, si aggirava senza una meta definita, aveva la sensazione di camminare a fianco, sopra il tempo, voleva mettere ordine al tramestio di sensazioni che sentiva addosso. Si ribadì che lì, al cimitero, in realtà, non c’era più nessuno: i morti di sé avevano lasciato solo delle foto, dei nomi, delle date, delle targhe, e poco altro: un corpo in putrefazione, qualche osso, grigia cenere. In quel momento, in quei vialetti, tra quelle tombe, c’era solo lui e qualche altro visitatore come Paola. Quel primo pomeriggio dell’estate 1963 io mi trovavo in fondo al bosco, nella Sala Verde di Villa Bossi-Mantovani. Ero seduto su quel muro e aspettavo Angela. Non so come, non so perché ma arrivò davvero, come aveva fatto a sapere che ero lì? Apparve all’improvviso dal punto in cui io tenevo fisso gli occhi da più di mezz’ora, il sentiero che dal suo cortile portava a Besana. Era in bicicletta, forse aveva detto alla nonna che andava a farsi un giro.

Il libro è disponibile presso Robin Edizioni
Il libro è disponibile presso IBS
Il libro è disponibile presso La Feltrinelli
Il libro è disponibile presso Hoepli
Il libro è disponibile presso Mondadori Store
Il libro è disponibile presso Librerie Coop

“Con l'inizio della scuola, ognuno di noi ha cominciato a tracciare la sua strada, sono tutti percorsi spaiati.”

Camillo Rigamonti ha lavorato per anni nel settore della tecnologia, in particolare si è occupato delle interconnessioni tra reti. Forse è per questo che nel suo romanzo di esordio, Scarpe nuove spaiate, viaggio nel paese dei giardini abbandonati, dimostra una profonda conoscenza di come ogni persona sia inevitabilmente collegata a tutti quelli che la circondano e da loro influenzata.

Seguendo il modello del romanzo di formazione, Rigamonti dipinge con tratti limpidi e significativi l’infanzia di Marco, vissuta a Besana nei primi anni Cinquanta. Se è vero che per crescere un bambino è necessario un villaggio, Marco riceve un’educazione esemplare, l’intero borgo infatti ha in qualche modo lasciato il segno.

In questa abile narrazione la realtà del paese, così come è stata nel periodo del dopoguerra, emerge chiara e cruda: dalle differenze sociali tra la classe contadina che diventa operaia e i ricchi signori delle ville, dall’uso del dialetto al passaggio all’italiano, dalla realtà della vita in famiglia al confronto con l’ambiente scolastico.

Se il passato di Marco è ancorato ad atmosfere arcaiche, la sua realtà attuale è quella della città. In un percorso a ritroso, il protagonista torna sui passi che lo hanno allontanato dai luoghi natii, esplorando i propri ricordi fino all’evento tragico che ha consacrato la sua anima irrequieta alla vita urbana.

Protagonisti della narrazione tanto quanto i personaggi sono i paesaggi delle ville besanesi, particolarmente familiari a un lettore lombardo. Intorno a Marco, infatti, il panorama che un tempo comprendeva borghi vivaci e ricche ville curate, ora mostra una schiera di giardini abbandonati.

Tra vedute manzoniane e personaggi veraci, Scarpe nuove spaiate invita il lettore a riscoprire il lo scenario del Bel Paese con gli occhi di un bambino degli anni Cinquanta divenuto un adulto di città. Edito da Robin Edizioni per i tipi Robin&sons questo romanzo vi terrà compagnia durante le calde giornate estive e vi condurrà in luoghi una volta esistiti ma letterariamente ancora esistenti.

Erika Grasso

PAGINE SPARSE
CONQUISTARE

Verso est il sole ancora si nasconde dietro le montagne che corrono lungo tutta la valle.

Le cime si stagliano scure, affondano il tormentato profilo nell’immenso azzurro, come fosse il mare. Dove i bordi s’incontrano, la luce rifulge in un’aureola, che va rischiarando sempre più. Sopra le cime, rare nuvole, stiracchiandosi, si allungano parallele alle creste, hanno bordi imbiancati in soffusa trasparenza che esaltano il grigio rivolto verso il basso, là dove ancora non arrivano i raggi del sole.

Abbozzano così brune forme che mutano ad ogni istante, quando i raggi di luce le trafiggono. A ovest le cime sono ancora in ombra, la luce non tarderà a colpire le creste, poi, lentamente, inizierà la corsa a scendere, sempre più giù, fino a invadere l’altopiano per andare a scaldare il piccolo villaggio che si adagia, e ancora, senza mai arrestare nemmeno un istante il suo cammino, il sole arriverà sul ciglio del pianoro, dove all’improvviso degrada nel vuoto, giù in basso, fino al fondo della valle, dove scorre il turbinoso grande fiume.

Erica, con in mano l’amata tazza di caffè colma fino all’orlo, si è affacciata alla porta di casa. vedi il testo integrale

ABBOZZI DEL TEMPO
LA CHIESA

Sulla porta della sacrestia appare Don Giuseppe, piccolo, magro, lo sguardo fosco, arrabbiato, lo abbiamo disturbato mentre si sta preparando per il rito mariano. Semivestito dei paramenti, ci guarda torvo, impreca, non usa tuttavia termini volgari, solo quelli ammessi dal suo magistero, (furfanti, farabutti, disgraziati).

Ci blocchiamo, abbassiamo lo sguardo contriti, nascondiamo a fatica il riso imminente. Lui si è sfogato, ha minacciato, si ritira, non può rischiare un ritardo, le donne dai neri veli da tempo occupano le panche, già pregano in silenzio.

Noi riprendiamo a giocare. vedi il testo integrale

La produzione letteraria di Camillo Rigamonti

Archivio dei racconti



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